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2019-12-14

Vita a sei zampe

Il gatto è di razza se ha il Pedigree!

La parola Pedigree deriva dal francese “Pied de Grue”, la zampa di gru: questo perché nell’antichità, i figli – all’interno degli alberi genealogici – erano indicati con biforcazioni di linee rette rivolte verso il basso, forma che ricordava l’orma di una gru. Inizialmente, il Pedigree fu usato per la genealogia dei cavalli da corsa inglesi, poi fu esteso ad altri animali domestici a scopo di selezione artificiale. Con l’ampliarsi degli studi sulla genetica, elencare gli ascendenti è diventata una consuetudine e il termine è diventato di uso comune.

Cos'è il Pedigree?

In sostanza, esso indica la carta d’identità di un felino, l’unico documento che ne attesta la provenienza e ne qualifica l’origine come “gatto di razza”. Il Pedigree è emesso dalle Associazioni Feline, che sono gli unici enti preposti a certificare le origini dell’animale.

I dati riportanti

Al suo interno viene riportato l’albero genealogico del gatto e, in particolare, il nome, il sesso e la data di nascita, nonché il colore, il numero di registrazione e il microchip. Sono presenti, inoltre, il nome dell’allevatore, l’affisso dell’allevamento e l’indirizzo, senza dimenticare l’indicazione del padre e della madre del cucciolo, con i rispettivi dati anagrafici, di colore e i numeri di registrazione.

Chi viene registrato?

Il registro del Libro Origini, dunque, iscrive gatti che appartengono a una razza pienamente riconosciuta e hanno un Pedigree con esemplari di razza pura da un minimo di tre generazioni precedenti. In base alle Associazioni Feline di cui l’allevatore fa parte possono esserci regolamenti leggermente differenti ma, in linea generale, egli è tenuto a denunciare la nascita della cucciolata al Libro Origini del proprio ente in tempi che variano da 30 a 40 giorni dopo il parto e, successivamente, a richiedere i Pedigree dei nuovi arrivati. Attenzione: è assolutamente vietata a livello europeo la commercializzazione di cuccioli senza Pedigree, pertanto i negozi di animali e gli allevatori professionali sono tenuti a vendere soltanto animali che ne sono provvisti, secondo i regolamenti fissati dalla Commissione Tecnica Centrale, organo del MIPAAF (Ministero per le Politiche Agricole e Forestali).

Di razza solo con il pedigree

Se il Pedigree rappresenta l’unico modo ufficiale per poter dire “questo gatto è di razza” (e ricordiamoci che un felino che ne è sprovvisto, anche se nato da genitori che ce l’hanno, non può essere considerato di razza da nessuna associazione e da nessun allevatore serio!), esso è importante anche per altri motivi: solo attraverso questo documento è possibile studiare le linee di sangue che sono dietro ai gatti, studiarne pregi e difetti e pianificare l’attività di selezione della razza.

Un gatto con pedigree costa di più?

In media, un Pedigree regolarmente emesso dalle Associazioni Feline riconosciute in Italia costa circa 13 euro. Non credete a chi dice che costa di più: basta consultare, infatti, i siti delle Associazioni e verificare le tariffe! Quando un allevatore afferma che il prezzo è di 200-300 euro, quindi, sarebbe auspicabile non credergli. Il nostro consiglio è di scegliere sempre un esemplare per il quale venga rilasciato questo importante documento: se l’allevatore vi dà giustificazioni diverse, dietro c’è sempre un perché, quindi diffidate.

Di casa o di razza?

Se acquistate un micio senza Pedigree, dunque, sappiate che state semplicemente comprando un gatto di casa! A volte, gli allevatori lo fanno perché il fatto di avere il Pedigree per un piccolo quattrozampe comporta la denuncia dell’intera cucciolata. Se questa è nata da gatte troppo giovani (e, quindi, in violazione dei regolamenti delle Associazioni, che impongono solitamente almeno 10 mesi di età per la mamma) o da gatte che hanno gravidanze ravvicinate (i regolamenti, in generale, dicono che sono permesse 3 gravidanze nell’arco di 24 mesi) o, ancora, da accoppiamenti non permessi (tecnicamente “outcross”, incroci con altre razze) l’allevatore preferirà di certo non denunciarla, perché sarebbe passibile di richiami o controlli e, quindi, preferisce vendere senza Pedigree.

Salute e confort innanzitutto

Quando ci si iscrive a una Associazione Felina è necessario seguirne i regolamenti e rispettarli. L’ANFI stabilisce, per esempio, che la salute e il benessere di ogni gatto devono essere il primo fondamento per tutti gli allevatori e i proprietari di gatti e cuccioli. Dev’essere incoraggiato un allevamento responsabile, basato su principi genetici, sulla prevenzione dei difetti e su un ambiente confortevole e amorevole. Dev’essere tenuta un’accurata registrazione inerente la salute e l’allevamento dei gatti e dei cuccioli.

Le vaccinazioni sono fondamentali

Questi, poi, devono essere regolarmente vaccinati. I soggetti malati devono ricevere le appropriate cure veterinarie nel minor tempo possibile: le infestazioni di parassiti – come pulci, zecche e vermi intestinali – sono a volte imprevedibili, ma ogni animale dev’essere regolarmente controllato e trattato. Misure speciali, poi, devono essere prese per la prevenzione e la diffusione di malattie virali, batteriche o fungine, incluso l’utilizzo di vaccini se disponibili.

Come creare lo spazio perfetto?

L’ambiente in cui vivono i mici – comprese cucce, cassette igieniche e ciotole – dev’essere tenuto pulito costantemente. Essi devono avere sempre a disposizione acqua fresca, così come la giusta quantità e qualità di cibo. Devono esserci posti comodi per il riposo, oggetti per il gioco, spazi per arrampicarsi e per altre attività fisiche. Gli spazi in cui muoversi, giocare e poter partecipare alla vita domestica devono essere adeguati. Bisogna fare attenzione, inoltre, alla temperatura: per i gatti non abituati a valori estremi, una temperatura compresa tra i 10° e i 35° è considerata accettabile. In caso di temperature inferiori o superiori alla media indicata, si richiede che si provveda con riscaldamento o condizionamento delle aree.

No allo stress

I locali, inoltre, dovranno essere ben ventilati per minimizzare odori, umidità e correnti d’aria; la luce dovrà essere sia naturale che artificiale; le suppellettili, i pavimenti e i rivestimenti murali dovranno sempre essere facilmente pulibili e disinfettabili. Sebbene alcuni soggetti gradiscano la compagnia di altri consimili, il sovraffollamento dev’essere evitato per ridurre situazioni di stress che potrebbero accentuare l’aggressività e incrementare, in modo molto più significativo, il rischio di malattie.

L’impegno dell’ANFI

La prima Associazione che è stata riconosciuta dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali (MIPAAF) e che rilascia il maggior numero di Pedigree di gatti in Italia è l’ANFI (Associazione Nazionale Felina Italiana). Presente sul territorio fin dal 1947, inizialmente si chiamava Società Felina Italiana e faceva parte già da allora del circuito internazionale FIFe (Fèderation International Fèline), a cui aderiscono ben 41 Paesi nel mondo che condividono gli stessi regolamenti basati sulla selezione di animali sani.

Le regole per l'adozione

I cuccioli non possono allontanarsi dalla madre né essere ceduti a un nuovo proprietario prima delle 12 settimane di vita. Devono essere stati completamente vaccinati contro la panleucopenia felina, il calicivirus felino e l’herpes virus felino, tranne quando esista un’indicazione diversa del veterinario. I gatti bianchi devono essere sottoposti a un test sull’udito prima di essere usati per riproduzione e non è consentito l’accoppiamento di due esemplari bianchi, onde evitare la nascita di soggetti sordi. Queste regole sono a salvaguardia della salute e del benessere del gatto e, ovviamente, esistono disposizioni precise per ogni razza. L’ANFI, inoltre, dispone controlli presso le abitazioni dei suoi associati per verificare che esistano le condizioni ottimali nelle quali vivono i gatti di razza: se qualche lettore vuole maggiori delucidazioni, può leggere tutti i regolamenti sul sito www.anfitalia.it

 

A cura di ANFI, Associazione Nazionale Felina Italiana

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